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La grande avventura di Atlantide

Una mattina di domenica, stavo riposando nel mio letto, quando iniziai a sentirmi sballottolato da una parte e dall’altra del letto e una voce mi gridava di alzarmi.

Aprii gli occhi, era mia madre che disse: “Tommi, Tommi, svegliati, svegliati, è ora di alzarsi!” e continuando “Dato che tuo padre è fuori paese,ho comprato tre biglietti per visitare il parco acquatico “Atlantide.

Io mi alzai di scatto, scesi le scale del mio letto a castello in tutta fretta, diedi un bacino a mia sorella Giulia e scappai a prepararmi.

Il viaggio in macchina fu lungo e mia sorella e mia sorella continuava a infastidirmi, ma seppi resistere
fino all’arrivo. Una volta raggiunto il parco, iniziai a sperimentare una per volta tutte le attrazioni, mentre mia sorella era serena e felice nella piscinetta dei più piccoli e mia madre sdraiata sul lettino a bordo della piscina. Io non le perdevo mai d’occhio, lei , invece, per un attimo si distrasse e io mi accorsi che la mia sorellina stava allontanandosi.

Io allora cominciai a seguirla, mamma se ne accorse e anche lei si mise a correre.                                 
Mia sorella sembrava dirigersi verso una stanza dove all’ingresso c’era un cartello con su scritto “Vietato l’accesso”.  Giunta alla porta, la aprì. Noi non riuscimmo ad impedirglielo. Fummo costretti ad entrare anche noi e subito ci accorgemmo di essere entrati in una giungla e mentre la guardavamo strabiliati la porta dietro di noi si chiuse all’improvviso.

Cercammo di riaprirla, ma niente, la porta era bloccata. A quel punto cercammo un’altra uscita, ma intorno a noi c’erano pericoli ovunque. Sfuggimmo dai caimani e dai serpenti giganti, passammo dalla giungla più fitta alle temperature vulcaniche che dovemmo affrontare tenendo sempre al sicuro Giulia, fino a giungere in un maestoso tempio dove al centro vi era un grosso cristallo. Io lo presi tra le mie mani e subito scattò una trappola che ci catapultò nel mare dove fummo costretti a nuotare. Mamma teneva tra le sue braccia mia sorella e insieme raggiunsero un’isola, io, invece, mi avventurai nel profondo del mare e con grande sorpresa mi ritrovai davanti agli occhi Atlantide, la grande città sommersa.

Risalii a galla, chiamai mia madre e mia sorella che mi raggiunsero per vedere con me questa meraviglia. Io incastrai il cristallo preso nel tempio in una fessura
che si rivelò essere una porta da cui riuscimmo a passare ritrovandoci di nuovo sani e salvi.

Che avventura! Mamma, ti amo più dell’Universo infinito, ti amo più della stessa esistenza, ti amo più di qualsiasi altra cosa perché la migliore mamma del mondo sei tu!

 

 

 

Tommaso Gagliardi

1° classificato “Concorso Penna Creativa ed. 2018”




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