Caricamento
Cultura ed Educazione

Piccoli e Grandi cittadini attivi

Per iniziare un nuovo gioco qualunque bambino o ragazzo cerca prima di capire come si fa a giocare, quali sono le regole; se non è capace da solo chiede aiuto ad un compagno o un adulto oppure legge il libretto delle istruzioni. Ma nessuno vive solo giocando. Da quando ne è capace, ognuno diventa parte attiva nelle relazioni con le altre persone da una parte provando emozioni e passioni e dall’altra facendo delle scelte.

Scegliere come comportarsi cioè decidere in che modo e perché prendere delle iniziative, ed in che modo e perché rispettare le iniziative altrui. Esistono scelte di prepotenza, di inganno, di sottomissione, ma esistono anche scelte di rispetto dell’altro, di condivisione, di pace. Dietro a queste scelte ce n’è una iniziale, con la quale si stabilisce qual è il gioco che si gioca con gli altri.

La Costituzione della Repubblica Italiana è un po’ come un libretto di istruzioni sulle relazioni, un gioco di rapporti con gli altri, e gli articoli della Costituzione segnano la via dello stare insieme armoniosamente, senza prevaricare e senza essere prevaricati, riconoscendo in ogni altro una persona e perciò rispettandolo come si rispetta se stessi.

Le regole della Costituzione riguardano tutti anche chi è giovane (o molto giovane) e farla conoscere anche a loro è necessario considerando in quale misura esse, e la cultura sulla quale si basano, incidono e incideranno sulla loro esistenza.

Abbiamo deciso di provare a leggere la Costituzione attraverso le domande dei bambini.

Lo facciamo con l’aiuto di una guida, scritta a quattro mani e nata dalla collaborazione dell’ex magistrato Gherardo Colombo con un’attivissima scrittrice ed insegnante, Anna Sarfatti. Diversi saranno i temi al centro di ogni lettura che proveranno a dare risposte alle grandi domande dei cittadini più piccoli attraverso le “regole delle Costituzione”.

La Costituzione: il lavoro

L’articolo 1 dice che l’Italia è “fondata sul lavoro”; nell’articolo 3 si parla di “tutti i lavoratori”; l’articolo 4 dice che tutti i cittadini hanno “diritto al lavoro”. Eppure tante persone non trovano lavoro, oppure lo perdono. Allora a cosa serve la Costituzione?!”

Quando la Costituzione è entrata in vigore, cioè quando è diventata legge, in Italia ancora tante persone vivevano senza lavorare. Sulla carta d’identità, accanto a “professione” non avevano scritto il tipo di lavoro (per esempio contadino, insegnante, medico, operaio) ma “possidente” o “benestante”. Esistevano persone proprietarie di ampie distese di terra in cui facevano lavorare i contadini o che davano in affitto facendosi consegnare una parte del raccolto. Non lavoravano e vivevano grazie al lavoro altrui.

La Costituzione quando dice che l’Italia è “fondata sul lavoro” dice che la convivenza in cui tutti sono rispettati si basa sulle fatiche (in latino labor, “fatica”), e cioè sull’ impegno che i cittadini mettono per costruire la società e il proprio futuro. E questo impegno, che può consistere sia nel lavoro manuale che nello studio, nella scrittura, nella cura della casa, nella ricerca e così via, da una parte è un diritto, dall’altra un dovere.

È un diritto perché a nessuno può essere proibito di lavorare, e chi vuole lavorare deve essere, nei limiti del possibile, messo nelle condizioni di farlo. È un dovere perché senza l’impegno dei cittadini la società non esisterebbe o potrebbe non essere più una democrazia.

La Costituzione: diritti e doveri

Nell’articolo 2 si parla di diritti e doveri. A volte sembrano la stessa cosa. Per esempio, quando parliamo di scuola i grandi dicono che abbiamo il dovere di andare a scuola; ma dicono anche che andare a scuola è un diritto di tutti i bambini. Come si fa a capire la differenza tra diritti e doveri?”

Il diritto è una cosa che si può fare o chiedere, che si può decidere liberamente se fare o chiedere oppure no, ma se si decide di farla o di chiederla nessuno può dire di no. Il dovere è una cosa che decidono gli altri (i genitori, gli insegnanti, lo Stato) e se non si vuole farla si viene obbligati.

La scuola è un diritto perché nessuno può impedire qualcuno di frequentarla, ma è anche un dovere perché se non si vuole andare a scuola ci si deve andare lo stesso.

Non è sempre stato così. Per esempio in Italia sono state fatte delle leggi, nel 1938 (quindi prima della Costituzione), che impedivano ai bambini ebrei di andare a scuola: loro non avevano il diritto di andarci. Qualche secolo fa a scuola andavano solo i bambini dei ricchi, gli altri lavoravano: anche loro non avevano il diritto di istruirsi.

Ma poiché per poter esercitare i propri diritti e realizzare se stessi è necessario imparare a leggere, scrivere, pensare in maniera autonoma, fare i conti, conoscere la storia e molto altro, allora andare a scuola è anche obbligatorio e quindi istruirsi è un dovere.

 

 

Bibliografia: Sei Stato tu? La Costituzione attraverso le domande dei bambini, 2009. Gherardo Colombo, Anna Sarfatti. Editore : Salani.

Commenta da Facebook