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Cultura ed Educazione

I Piccoli Riti Quotidiani

Si legge nell’Enciclopedia online della Treccani (sezione Scienze Sociali) che il termine “rito” è usato spesso per designare le procedure formali, gli atti di osservanza religiosa e le cerimonie di un culto, ma in un’accezione più ampia indica qualunque comportamento o attività formalizzata che si svolge secondo regole o procedure specificate dalla società”. In questo articolo, parlerò proprio dei “riti”.

In particolar modo mi voglio soffermare sulla lettura di alcuni particolari momenti della giornata dei bambini, durante i quali essi mettono in atto una serie di iniziative, su richiesta o in maniera spontanea, che noi adulti rischiamo di minimizzare ma che appunto, dovrebbero essere dei veri e propri “riti”.

L’idea di scrivere su questo argomento nasce durante un pomeriggio di lavoro: a pochi giorni dall’inizio della scuola il piccolo C. mi chiede di preparare insieme l’astuccio rinnovando tutto il materiale necessario per iniziare il nuovo anno. Ho notato con quanta cura e precisione ha messo le penne nei propri spazi, ricercando uno spazio adatto per la gomma (rigorosamente ancora incartata) e il temperino; incastrando insieme forbici, colla e righello. Infine i colori: li ha osservati per vedere se ci fossero tutti e, facendo attenzione a non spezzare le punte ancora nuove, li ha riposti con precisione schierandoli in ordine cromatico. Come se appunto fossimo in un “rito”; l’azione si è conclusa con la classica promessa di custodire il materiale per tutto l’anno scolastico.

Ecco: in quei minuti C. ha messo su, attraverso una serie di gesti simbolici, per l’appunto rituali, quindi caratterizzati da una certa sacralità e finalizzati al raggiungimento di un nuovo status; un’azione sociale carica di valenza simbolica che riflette stimoli non solo cognitivi ma soprattutto emozionali.

In quei gesti il piccolo C. ha riposto speranza e determinazione nell’iniziare al meglio il nuovo anno scolastico; ha comunicato, in via non verbale, la certezza di poter adempiere ad uno dovere, pur sempre con le paure e i timori tipici della sua età. Ecco perché ancora oggi i bambini hanno bisogno di questi riti. Nel quotidiano. Ce li chiedono perché molte volte l’adulto, preso da mille impegni e dal poco tempo a disposizione tende a delegare puntando sul discorso dell’autonomia e della crescita. Accompagnare il bambino nello svolgere questi riti quotidiani vuol dire accettare di percorre insieme significativi pezzi della sua vita.

Il che non vuol dire certo limitare la sua autonomia; ma prevedere, nell’arco della giornata o in momenti specifici dove sappiamo intercettare una possibilità di cambiamento, la nostra presenza come partecipanti, o proponenti, del rito. Ecco che cosi un semplice astuccio da riempire caratterizza diversamente l’inizio di un nuovo ciclo di studi; una sveglia diversa nel giorno del compito in classe potrebbe essere utile per ridurre i livelli di incertezza e di stress; la condivisione a fine giornata dei propri vissuti rafforza i legami tra le persone, aumentandone il valore e il significato. Azioni che non vanno messi in atto per “routine” ma per creare spazi di condivisione dove i pensieri, trasformati in parole e gesti influenzano il proprio stato d’animo portando a cambiamenti positivi nella propria quotidianità.

“Il rito è un pensiero in atto. È il pensiero umano incarnato in un gesto, capace di un’intensa forza d’espressione come della più squisita delicatezza mentale.”




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