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Benessere e Psico

Trasmettere le regole in modo efficace e positivo

In questo periodo si parla molto di comportamenti offensivi e violenti da parte dei ragazzi dentro e fuori dalle scuole.
Sempre più spesso le famiglie sono chiamate a rispondere per questi comportamenti perché ovviamente considerate responsabili.

È certo che qualcosa nella trasmissione delle regole in famiglia non stia funzionando al punto che tutti cominciamo ad avvertire un certo disagio e sgomento nell’apprendere queste notizie.

Sicuramente può essere utile avere in famiglia un metodo collaudato per trasferire delle regole ai nostri figli.

Iniziamo allora col fare un semplice esercizio: immaginiamo di varcare la soglia di un ufficio pubblico e di esserci andati per ritirare un importante documento. Una volta entrati ci accorgiamo che nell’ufficio regna il caos: molte persone, schiamazzi, nessuna fila, nessuna persona cui chiedere informazioni, nessun distributore di numeri “elimina code”. Cerchiamo per un attimo di comprendere cosa potremmo provare nel momento in cui prendiamo atto che in quel posto non ci sono regole, che non abbiamo informazioni su come ci dobbiamo comportare. Quando poste nella condizione di immaginare tale situazione, nella maggior parte dei casi le persone mi dicono di provare ansia, senso di agitazione, rabbia per la mancanza di regole, disagio, desiderio di rinunciare al proprio obiettivo.

Purtroppo è esattamente quello che accade ai nostri figli quando noi non siamo chiari e netti sulle regole di comportamento, quando una volta diciamo di fare in un modo e la volta dopo non lo ripetiamo loro, e soprattutto quando i nostri comportamenti non sono coerenti.




Ecco cosa dovrebbe contenere una piccola cassetta degli attrezzi utile per costruire un buon sistema di regole a casa: poche, chiare e semplici.

  1. Poche regole: per fare questo è bene che i genitori si siedano insieme e facciano un breve elenco delle regole che ritengono indispensabili. Devono essere segnate in ordine di importanza. Massimo 5 regole che dovrebbero essere applicabili nei diversi contesti frequentati dai nostri figli (scuola, dopo scuola, casa dei nonni, pizzeria ecc.). Una volta che ciascuna di queste regole sarà interiorizzata e consolidata, allora si potrà passare ad introdurne di nuove. Tanto più un bambino è piccolo tanto meno dovranno essere, col tempo invece il numero di regole potrà aumentare.

  2. Parlare sempre “al positivo”: iniziare una frase col “non” è controproducente. <<Voglio che metti a posto, ora>> è un esempio di ordine al positivo. <<Non metti mai in ordine>> è un esempio di ordine al negativo, implicito e polemico. Chiediamo ai nostri figli cosa vogliamo esattamente che facciano. Le frasi al negativo, al contrario, portano l’attenzione e alzano l’interesse proprio su ciò che noi non vogliamo e generano uno stato emotivo negativo.

  3. Parlare poco: tante parole riempiono la testa di chi le ascolta e soprattutto fanno perdere la concentrazione su ciò che per noi invece conta. La “litania” dei nostri rimproveri non viene ascoltata in quanto contiene argomenti già noti. Quando sono più piccini è utile agire insieme a loro, anche dividendoci i compiti: <<Tu ora metti il pigiamino, e io ti aiuto a lavarti il viso</i>> oppure <<Indossa i pantaloni che poi ti aiuto ad allacciare le scarpe>>. Quando saranno più grandi potremo dire <<Ora andiamo di là a mettere in ordine, ti aiuto io per un po’>> o ancora <<Mentre tu apparecchi la tavola, io scolo la pasta>>.

  4. Concretezza: concetti come “bontà” o “bravura” “cattiveria” sono poco concreti, sono termini mentalistici, che non hanno un chiaro riferimento alle azioni. Come fa un bambino a sapere cosa vuol dire <<Fai il bravo ora>> oppure <<Devi essere buono con Antonio>>? Un bambino potrebbe pensare che dare uno schiaffo all’amico è una “cattiveria” mentre fargli lo sgambetto no. Oppure potrebbe ritenere che dare un biscotto all’amico celiaco sia un gesto di “bontà”. È utile dunque dare sempre definizioni concrete di concetti astratti: <<Quando una persona fa del male a qualcun altro, gli procura dolore, si dice che ha compiuto un gesto “cattivo”>> oppure <<Penso che tu sia “bravo” quando metti in ordine la tua stanza>> ancora <<Quando stai con tuo cugino, prestagli i tuoi giochi>>.

  5. Scegliere il momento opportuno: separate con cura il momento del rimprovero dal momento in cui parlate ai bambini delle regole. Se infatti una spiegazione sulla regola viene associata al momento del rimprovero, allora quell’alone negativo si trasferirà anche sulla regola, che invece deve essere sempre positiva. Quindi è utile fare il rimprovero, lasciare passare almeno qualche ora e poi a “mente fredda” riprendere l’argomento e spiegare con precisione e calma ciò che vogliamo da loro, in modo positivo.

Le regole sono dei binari che ci indicano dove andare e come farlo, senza dover porre troppa attenzione (energia) sulla strada mentre la percorriamo. È un sistema utile che ci consente di sapere nella maggior parte dei casi come comportarci. Inoltre sapremo esattamente quando e come eventualmente le stiamo trasgredendo, sottraendo ansia e indefinitezza. In questo senso potremmo anche dire che ci restituisce la libertà di scegliere quando e se infrangerle, riappropriandoci di quel “senso di responsabilità” oramai perduto.

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