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Benessere e Psico

Incrementare l’intelligenza interpersonale dei bambini anche per prevenire il fenomeno del bullismo

A cosa serve esattamente l’intelligenza interpersonale?

La risposta più autorevole ce l’ha fornita Howard Gardner formulando la teoria delle nove intelligenze multiple. L’intelligenza interpersonale permette di comprendere gli altri, le esigenze, i desideri e le paure altrui. Coinvolge tutto il cervello, ma in particolare i lobi pre-frontali.
Alcune forme di violenza come il bullismo, rappresentano la conseguenza di un tassello mancante nell’educazione affettiva e relazionale del bambino che comincia a casa e continua a manifestarsi a scuola.

Nello specifico chi si comporta da bullo si sente legittimato nella sua condotta aggressiva in quanto presenta un elevato grado di disimpegno morale. È proprio il disimpegno morale che connota il fenomeno della deumanizzazione delle vittime, ossia il disinnesco del senso di moralità che conduce a una riduzione marcata delle reazioni empatiche tipiche delle relazioni interpersonali sane. Ciò vuole dire che si considera la vittima incapace di sentimenti umani, e questo frena il nascere e lo sviluppo del senso di colpa davanti alla sofferenza provocata nell’altro. Quindi il bullo non è in grado di comprendere ciò che gli altri possono provare, i loro desideri, le loro paure. Questa abilità al contrario è presente in chi ottiene valori elevati nelle misure dell’intelligenza interpersonale.

Ecco che allora un programma educativo che miri a incrementare le competenze relazionali interpersonali, può contribuire al miglioramento delle relazioni fra pari in classe e mira a prevenire eventi esecrabili come quelli legati al fenomeno del bullismo più sopra descritti.
Il problem solving interpersonale, ossia la capacità di risolvere problemi nella vita quotidiana, viene definito come un processo psicologico relazionale che rende disponibile una varietà di possibilità di risposta potenzialmente utili e aumenta la probabilità di scegliere la risposta più adatta tra le varie alternative disponibili.

L’adattamento sociale nelle diverse situazioni di interazione sociale dipende dalla capacità dell’individuo di adeguare il proprio comportamento, attraverso un confronto ragionato, con il comportamento altrui, tenendo in primo piano le proprie intenzioni/finalità durante l’interazione, confrontandole costantemente con quelle che anche l’altro intende perseguire.

Perchè il programma di problem solving cognitivo-interpersonale?

Per la scuola è stato ideato al fine di far apprendere agli alunni, attraverso racconti, giochi e dialoghi, le capacità per la risoluzione di problemi interpersonali come per esempio:

  • ritardare una risposta impulsiva;
  • pensare creativamente, o lateralmente, per trovare una risposta alternativa;
  • anticipare la conseguenza positiva o negativa di qualsiasi soluzione;
  • scegliere la soluzione migliore in termini pro-sociali;

L’allenamento al problem solving interpersonale si occupa innanzi tutto dei processi cognitivi. Per questa ragione gran parte del corso è stata rivolta al potenziamento dei processi di pensiero, e una volta appresi, al loro trasferimento alle molteplici situazioni problematiche di vita quotidiana.
Gli alunni sono stati valutati all’inizio del percorso educativo, quando cioè non avevano ancora effettuato alcun esercizio di potenziamento, e alla fine, ovvero al completamento del percorso di potenziamento dell’intelligenza interpersonale, attraverso schede di verifica IPCPS (Ricci, Diadori e
Pompei, Erickson, 2003). Le prove in ingresso e in uscita sono state le seguenti: Prove di vocabolario, Prove di logica, Capacità di raccogliere informazioni, Capacità di verificare i fatti (allo scopo di evitare false opinioni e problemi di comunicazione con gli altri), Capacità di collegare frasi a contenuto emotivo con il sentimento adeguato, Capacità di riconoscere il proprio e altrui stato d’animo, Capacità di risolvere problemi interpersonali individuando correttamente soluzioni e conseguenze.
Le analisi statistiche condotte sui dati raccolti attraverso il test IPCPS in entrata e in uscita hanno messo in evidenza i risultati riportati di seguito e suddivisi per ogni abilità indagata dal test (pensiero consequenziale, pro-socialità e abilità di problem solving).

n. scheda test ABILITÀ INDAGATA percentuali prima
del percorso educativo
percentuali dopo
il percorso educativo
1 Problem solving 1 86% 87%
5 Lessico emotivo 1 59,5% 89,5%
2 Lessico/immagini 57,7% 89,8%
3 Prosocialità 1 73% 100%
9 Lessico emotivo 2 54,7% 93,2%
10 Problem solving 2 69,2% 87,5%
11 Problem solving 3 50% 77%
12 Prosocialità 2 74,6% 93%
13a Problem solving 4 82,8% 96,5%
13b Problem solving 5 83,3% 95,8%
16 Prosocialità 3 48% 90,5%
17 Prosocialità 4 34,5% 90,5%
18.1 Pensiero consequenziale 1 77% 85,5%
18.2 Pensiero consequenziale 2 83,7% 86,5%

Percentuali di risposte corrette fornite dai bambini prima e dopo il percorso educativo per il potenziamento dell’intelligenza interpersonale.

I risultati, riportati nel dettaglio in tabella indicano che l’Indice di Problem Solving (schede 1, 10, 11, 13a e 13b) evidenzia, alla fine del percorso didattico, un deciso miglioramento complessivo. La scheda n. 1 (Problem Solving 1, competenze di base) evidenziava già nei dati in entrata un “effetto tetto” evidente (86%) a indicare che la competenza misurata dalla scheda 1 era già presente in modo soddisfacente per gli allievi del corso.
I risultati indicano poi che l’Indice Globale di Pro-socialità (schede 3, 12, 16, 17) evidenzia un netto miglioramento delle risposte tra i dati ottenuti dagli alunni in entrata rispetto a quelli ottenuti in uscita.
Analogamente l’Indice relativo al Lessico Emotivo (schede 2, 5 e 9) evidenzia un netto miglioramento tra i dati in entrata rispetto a quelli ottenuti in uscita.
Infine anche l’Indice relativo al Pensiero Consequenziale (schede 18.1 e 18.2) si attesta nella direzione del miglioramento tra le prove in entrata e quelle in uscita.
Nel complesso l’indice globale delle prove IPCPS somministrate agli alunni di IV elementare del Circolo didattico, che hanno frequentato questo corso (promosso nell’ambito del programma PON della Scuola), evidenzia che il percorso ha modificato, nella direzione del miglioramento, gli indici sottostanti le misure dell’intelligenza interpersonale (abilità di problem solving, pensiero consequenziale, lessico emotivo e pro-socialità).
Il gruppo di alunne e alunni ha evidenziato immediatamente disponibilità e interesse a svolgere le attività ludico-educative che sono state loro proposte.
Le analisi statistiche e i dati osservativi, confermano che i programmi di problem solving cognitivo-interpersonale nella scuola, hanno ricadute positive sui giovani. Esse sviluppano le competenze legate all’intelligenza interpersonale, favorendo in questo modo relazioni interpersonali positive e costruttive tra i bambini, che, come emerge dalla letteratura nazionale e internazionale, avranno conseguenze utili anche nella vita adulta.
In conclusione, la dimensione ludica unita alla affidabilità scientifica delle misure di attività appositamente costruite, garantiscono il potenziamento dell’intelligenza interpersonale. Tali attività inoltre si prestano a essere utilizzate non solo in contesti di gruppo classe, ma anche in percorsi individuali di abilitazione e riabilitazione dell’intelligenza interpersonale anche con bambini e ragazzi che mostrano disturbi dello sviluppo cognitivo ed emotivo.

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