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Cultura ed Educazione

I diritti naturali dei bambini

Nel 1998, a quarant’anni dalla Dichiarazione internazionale dei diritti del fanciullo e a dieci dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia (potete trovarne una bella descrizione, adatta anche ai bambini, con altrettanti bei disegni, a questo link dell’UNICEF Italia), un direttore didattico dell’Emilia Romagna, Gianfranco Zavalloni, cercò di semplificare le esigenze fondamentali dei bambini e delle bambine definendoli “diritti naturali”.
Diritti naturali che per noi, bambini di 40-50 anni fa, erano probabilmente del tutto scontati, ma che non lo sono per i bambini e le bambine che vivono adesso la loro infanzia, magari proprio qui, nel nostro paese…
Li ripropongo come riflessione per noi adulti che ci occupiamo di loro, seguendo il filo conduttore proposto da questo grande insegnante, scomparso a soli cinquantaquattro anni nel 2012, uno dei più validi educatori del nostro paese che, in una scuola che si avvia a diventare digitale, ha praticato e teorizzato una scuola analogica, lenta, non competitiva, alla riscoperta della manualità e del contatto con la terra.

Il diritto all’ozio

 

A vivere momenti di tempo non programmato dagli adulti.
Ai bambini offriamo una settimana scandita nei minimi dettagli: scuola, compiti, doposcuola, catechismo, attività sportive, a volte più di una.
Molto spesso non c’è spazio per l’ozio, l’imprevisto, il gioco in autonomia.
Il tempo del gioco è essenziale, anche senza la presenza degli adulti: i bambini hanno bisogno di scoprire da soli le regole dello stare insieme per maturare e far proprie le regole della convivenza.

 

 

 

Il diritto a sporcarsi

 

A giocare con la sabbia, la terra, l’erba, le foglie, l’acqua, i sassi, i rametti.
L’epoca attuale, delle cartelle firmate, dei negozi di abbigliamento per l’infanzia, dei bambini col cellulare ed il tablet, è anche quella del “non ti sporcare”, “stai attento”, “ma cosa mi hai combinato?!”.
Come Zavalloni, credo che i bambini abbiano il sacrosanto diritto di giocare con la sabbia, la terra, le foglie, i sassi, la neve, l’acqua.Vi sembrano attività poco igieniche? Proviamo a pensare alla scarsa igienicità di una moquette o al tempo che facciamo trascorrere ai bambini davanti alla TV o con il cellulare!

Il diritto agli odori

 

A percepire il gusto degli odori, a riconoscere i profumi offerti dalla natura.
A volte attraversando i nostri paesi è difficile poter distinguere luoghi che fino a pochi anni fa erano “olfattivamente percepibili”: la panetteria, l’officina del meccanico, la falegnameria, la drogheria…. Questi luoghi emanavano odori
speciali, riconoscibili. Oggi entrare in una scuola, in un ospedale, in un supermercato o in una chiesa spesso significa annusare lo stesso odore di detergente.
Imparare fin da piccoli il gusto degli odori, a percepire i profumi offerti dalla natura, è una esperienza che accompagna per tutta la vita. Non derubiamo i bambini del diritto al proprio naso!

 




Il diritto al dialogo

 

Ad ascoltare, a poter prendere la parola, a interloquire e dialogare comunicazione ed informazione diventano sempre più “unidirezionali”.
Un tempo si chiacchierava davanti al camino o intorno al “braciere” e d’estate ci si sedeva insieme davanti alla porta di casa a prendere il fresco. Oggi al centro c’è la TV, sempre in funzione: si mangia, si gioca, si lavora, si accolgono gli amici, persino il medico, “a televisione accesa”.
Un calcolo matematico (approssimato per difetto) ci dice che se un bambino segue la TV per 2 ore al giorno, moltiplicato per circa 360 giorni l’anno, fa un totale di 720 ore; dividendo per 24 (le ore di un giorno), otteniamo 30.
Trenta giorni, cioè un mese ininterrotto, giorno e notte, di televisione all’anno, senza contare le ore trascorse con il cellulare ed al computer!
A parte tutte le implicazioni legate al soprappeso che la sedentarietà determina, bisogna convenire che non dialoghiamo più con i nostri figli e spesso anche tra noi genitori.
Ricominciamo a raccontare fiabe, narrare storie, leggere insieme, chiacchierare insieme.

 

Il diritto ad usare le mani

 

A incollare, plasmare creta, piantare chiodi…
Questa è l’epoca del “tutto preconfezionato”. L’industria sforna ogni giorno miliardi di oggetti “usa e getta” ed giocattoli sono talmente perfetti che non necessitano dell’apporto creativo e della
manualità del bambino che, invece è diventato abilissimo nei video-giochi , ma non ha occasione di sviluppare le abilità manuali ed in particolare la manualità fine.
Non è facile trovare bambini che sappiano piantare chiodi, segare, incollare… anche perché è difficile incontrare adulti che vanno in ferramenta a comprare i regali ai propri figli!
Quello dell’uso delle mani, commenta Zavalloni, è uno dei diritti più disattesi nella nostra società post-industriale e rischiamo di avere bambini, e poi adulti, capaci di stare ore davanti ad un computer, ma incapaci di usare un martello.

Il diritto ad un buon inizio

 

A mangiare cibi sani fin dalla nascita, a bere acqua pulita, a respirare aria pura.
L’acqua non è più pura come cantava San Francesco , l’aria è intrisa di pulviscoli di ogni
genere, la terra è fecondata dalla chimica di sintesi.
Un frutto indesiderato dello sviluppo ed el progresso?
Davvero non è possibile cambiare? Non dovremmo fare più attenzione a quello che “fin da piccoli si mangia”, “si beve” e si respira?
Qual è il futuro che prepariamo ai nostri bambini?

 

 

Il diritto alla strada

 

A giocare in piazza liberamente, a camminare per le strade.
Oggi sempre più le piazze sono parcheggi e le strade sono invivibili per chi non abbia un mezzo motorizzato. É praticamente impossibile, qui da noi, vedere bambini giocare per strada o spostarsi in bicicletta.
Dovremmo renderci conto che, come ogni luogo della comunità, la strada e la piazza sono di tutti e dovremmo far sì che chi ci amministra faccia proprio questo sacrosanto diritto e si impegni a rispettarlo ed a farlo rispettare. Strade e piazze a misura di bambino sono sicure e vivibili da tutti.

 

Il diritto al selvaggio

 

Ad avere alberi su cui arrampicarsi, boschetti e giardinetti in cui giocare.
Il nostro mondo è fatto di luoghi modificati dall’uomo, ma è importante che questi si compenetrino con luoghi lasciati allo stato naturale e che si pensino spazi adatti a tutta la comunità, infanzia compresa.
Manchiamo di “polmoni verdi” che ci aiutino a respirare meglio e diano a tutti, grandi e piccoli, la possibilità di muoversi in libertà.

 

 

 

 




 

 

 

 

Il diritto ad ascoltare il silenzio

 

Ad ascoltare il soffio del vento, il canto degli uccelli, lo sciabordio del mare. I nostri occhi possono socchiudersi e riposare, ma le orecchie sono sempre “aperte” e sottoposte continuamente alle sollecitazioni esterne. Abbiamo fatto l’abitudine al rumore, a tal punto da temere il silenzio, sottolinea Zavalloni.
Perdiamo occasioni uniche: il soffio del vento, il canto degli uccelli, il gorgogliare dell’acqua.
Questo significa diritto al silenzio: donare ai bambini il piacere dell’ascolto silenzioso.

 

 

Il diritto a percepire le sfumature

 

A vedere il sorgere del sole ed il suo tramonto, ad ammirare nella notte la luna e le stelle. Pochi bambini, ormai, riescono a vedere il sorgere del sole, o il tramonto. Non si percepiscono più le sfumature. In una società in cui le diversità aumentano, questo atteggiamento
può risultare realmente pericoloso e può aprire le porte all’integralismo, a vedere tutto bianco o tutto nero…una riflessione per tutti.
Noi adulti dobbiamo prendere coscienza di ciò che rischiamo di non offrire ai nostri bambini:
opportunità, esperienze, competenze, occasioni che “o si vivono nei primi anni di vita” oppure si rischia di “perdere per sempre”.
Facciamo tutti uno sforzo perché non accada.

 

 

 

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